LE INTERVISTE DI KAUFMAN:

FRANCESCO FARACI

Questa volta abbiamo deciso di scrivere storie con la fotografia! Il primo corso di narrazione fotografica organizzato da Kaufman Scritture Creative sarà guidato, nel mese di ottobre, dal fotografo palermitano Francesco Faraci. Conosciamolo meglio.

Quando e come hai capito di essere un fotografo?

«Non c’è un momento preciso in cui mi sono reso conto di essere un fotografo. Ancora oggi ho difficoltà a definirmi. Credo di essere una persona alla ricerca di qualcosa, un camminatore. A un certo punto della vita ho capito che dentro avevo delle cose che premevano per uscire fuori: pensa al tappo di una bottiglia dopo averne agitato il contenuto e viene fuori qualcosa di simile a quello che mi è successo. Ho scoperto la fotografia per caso, grazie a un amico che mi mise in macchina una piccola macchina fotografica. Non avevo mai preso in considerazione la possibilità di esprimermi con questo mezzo, ma la vita segue percorsi, a volte, a noi sconosciuti. E così è avvenuto tutto».

Cosa significa per te fotografare e che caratteristiche deve avere una buona fotografia?

«Significa accarezzare la vita. Tirare fuori una stilla di poesia in quei luoghi apparentemente abitati dal nulla. Significa, anche, creare un immaginario a partire dall’elemento fondamentale che è la realtà. Fotografare è anche descriversi, mostrarsi nudi. Porta a fare i conti con se stessi, con le proprie miserie e con le proprie ricchezze. Le buone fotografie hanno le “porte aperte”, nel senso che ognuno, guardandole, può immaginare il proprio viaggio, riconoscersi in quello che vede, emozionarsi oppure incazzarsi, piangere o ridere. Creano, insomma, una connessione. Non è, per me, un problema di tecnica o di estetica, ma di sensazioni ed emozioni».

Il bianco e nero è un tratto caratteristico del tuo stile, raccontaci come mai il tuo sguardo ‘non è a colori’.

«In realtà, per mettermi in gioco, qualche volta ho usato il colore, ma è proprio il farne uso che mi ha portato alla convinzione che il bianco e nero arrivi al cuore delle cose, non confonda con artifici o orpelli. Mi rendo conto che queste affermazioni sono più che opinabili e, d’altronde, niente è assoluto».

Hai  collaborato con Lorenzo Jovanotti e Achille Lauro, con Alessandro Cattelan per un nuovo progetto che vedremo presto su Netflix; intanto continui a raccontare Palermo, la tua terra, lo hai fatto con ‘Malacarne’ e ‘Atlante Umano Siciliano’. Queste avventure lavorative quale comune denominatore hanno?

«Raccontare Palermo, il Mediterraneo, è un punto fisso del mio lavoro, il centro di tutto. Mi piace, poi, mettermi in gioco con collaborazioni che apparentemente sono lontane da me, ma che invece si attagliano alla perfezione per una comune, o simile, visione del mondo. Credo anche che per evolvere e quindi Crescere, a volte sia necessario mettersi in posizioni scomode, uscire dalle proprie zone di conforto e andare nel mondo, sperimentare e confrontarsi con realtà diverse».

Le strade e gli incontri hanno un peso fondamentale nella tua fotografia. Il corso di narrazione fotografica che terrai qui in Puglia per Kaufman Scritture Creative sarà un viaggio in un territorio in parte ‘inesplorato’ per te, cosa ti aspetti?

«Amo i territori “inesplorati” e mi piace non sapere cosa andrò a trovare. È un viaggio che faremo insieme, con la massima apertura, confrontandoci, mischiando le nostre vite a quelle degli altri, senza troppi gradi di separazione».