DI CHE SCENEGGIATURA SONO FATTI

I SOGNI?

“Credo che l’idea di un film debba nascere  da un sogno, da un sogno vero e proprio, oppure da un sogno ad occhi aperti. Non vorrei generalizzare, perché l’affermazione non vale certo per tutti. Molti film non sono preceduti da alcun sogno, sono il prodotto di puro calcolo, investimenti di natura finanziaria, non emotiva. Ma non mi riferisco a questi: parlo dei film che hanno un’anima, un centro emanatore d’identità. Sono questi i film intravisti in sogno, ne sono certo”.

 

Qui a Kaufman amiamo i sogni di Wim Wenders. E amiamo quelli di Ingmar Bergman: “Credo che, se uno decide di filmare un sogno, e si dice: «Voglio rappresentare un sogno, voglio crearlo con la cinepresa e tutti gli altri mezzi tecnici disponibili», non ci riuscirà mai. Ma se, invece, racconta semplicemente la sua storia, questa può rivelarsi un sogno meraviglioso”.

 

Amiamo i cinesogni felliniani e quelli di Akira Kurosawa, i dinosauri di Spielberg e il cane che non vediamo mai in “Un chien andalou” di Salvador Dalì e Luis Buñuel (Dalì raccontò di aver sognato formiche brulicanti nelle sue mani, e Buñuel immediatamente rispose: “Hombre, ho sognato che tagliavano l’occhio a qualcuno. Questo è il film, Facciamolo!”. Pochi giorni dopo lo scenario era pronto).

 

Sono tanti i modi di sognare, i modi di ricordarli, dimenticarli, raccontarli, scriverli. Sono tanti i sognatori. Sono tanti i sogni: il cinema li adotta, li confonde, espande, produce e riproduce. Ma prima bisogna vederli, riconoscerli, inventarli. Prima che le immagini diventino immagini, prima che uno schermo ci trascini in una storia d’amore o in un thriller, in un mondo reale o fantastico,  nella fantascienza, nell’horror, in avventure d’eroi e di perdenti, di umani e animali,  c’è la sceneggiatura: è qui che l’ignoto inizia a schiarirsi, a diventare altro, a prendere un’altra forma.

 

Tra le tante cose che stanno a cuore a Kaufman, c’è proprio questa, perché, come diceva il Bill di Tom Cruise in “Eyes Wide Shut”, “un sogno non è mai solo un sogno”. E voi, che sceneggiatura sognate?