LE INTERVISTE DI KAUFMAN:

SEBASTIANO VILELLA

Prosegue il nostro dialogo con i docenti Kaufman: questa volta l’incontro è con Sebastiano Vilella che, al MAT – Laboratorio Urbano di Terlizzi, assieme a Giuseppe Palumbo condurrà il corso dedicato al fumetto a fine agosto.

Quando è nata la tua passione per il fumetto e quando e come è diventata (anche) un lavoro?

«L’amore per i fumetti nasce dalla mia spiccata fascinazione, da bambino, per le storie disegnate e per le edicole che esponevano gli albi allora in commercio. Non sapevo resistere alla visione delle coloratissime copertine di quei giornaletti e non potendo averli tutti, cominciai a realizzarli da solo per soddisfare la mia sfrenata fantasia».

Quali sono i tuoi fumetti preferiti?

«Un tempo erano decisamente i neri a fumetti, che credo abbiano lasciato una impronta formativa molto profonda sulla mia produzione. Poi crescendo ho imparato a riconoscere ed apprezzare i grandi autori e quelli più personali e innovativi che hanno nel tempo contribuito a fare del linguaggio a fumetti, una vera e propria arte».

La parte più dura e quella più bella del tuo lavoro?

«La parte più bella è sempre la progettazione, il momento in cui ti convinci della bellezza di ciò che vuoi raccontare disegnando e della necessità di doverlo fare nei tempi giusti».

Qual è l’unicità del fumetto, la sua forza?

«Credo che l’unicità stia nel fatto che chi legge decide i tempi della visione oltre che della lettura. I fumetti dovrebbero avere un tempo di ricezione e acquisizione delle forme e dei contenuti, perché hanno una scansione ritmica che chiamiamo montaggio, un po’ come per il cinema. In realtà i tempi di fruizione variano da lettore a lettore: lo stesso fumetto può essere letto in modo rapido o assai lento, dipende dal grado di fascinazione di chi legge. Il lettore di fumetti, scorre sull’immagine oppure si sofferma, torna indietro, la rivede continuamente…questo rende il linguaggio assai complesso nella sua apparente semplicità e soprattutto unico».

Come si diventa autori di fumetti? Come si impara e come si insegna a esserlo?

«Dipende da quanto si ama e si crede nel fumetto, come in tutte le arti. Se si riesce a mantenere vivo l’interesse nel tempo. Se si avverte la necessità di fare fumetti oltre che di leggerli. Indipendentemente da fattori di carattere professionale.  Capisci che puoi insegnare qualcosa se riesci a trasmettere qualcosa di bello a chi ti sceglie come guida o maestro. Si impara osservando e ascoltando ciò che i tuoi maestri ti hanno lasciato e ciò che credi sia ancora importante lasciare ad altri dopo di te».