LE INTERVISTE DI KAUFMAN:

GIUSEPPE SEMERARO

Prosegue il nostro dialogo con i docenti Kaufman: questa volta l’incontro è con Giuseppe Semeraro che, al MAT – Laboratorio Urbano di Terlizzi, nel mese di luglio, condurrà il corso dedicato alla poesia.

Ricordi la poesia che ti ha fatto innamorare di questa forma d’arte?

«Non credo che nello specifico ci sia stata una poesia che più di altre mi abbia fatto innamorare di quest’arte ma sicuramente leggere Leopardi ha lasciato una traccia profonda nella mia adolescenza scapestrata».

Quando hai deciso di intraprendere questo percorso artistico?

«Questa è una domanda difficile perché ho sempre cercato nella scrittura e nella poesia qualcosa di simile ai giochi crudeli dei bambini. Non so quando ho deciso di intraprendere il viaggio nella poesia ma so con certezza che alcune volte ho deciso di allontanarmi dalla poesia. Quindi diciamo che il decidere per me appartiene al negare la poesia. Lei è sempre stata con me, sono stato io delle volte a decidere di starne alla larga».

Come si impara a scrivere?

«Questa è una domanda facilissima perché è talmente grande la posta che possiamo permetterci di dire banalità. Per me imparare non è una gara tesa ad aumentare le nostre conoscenze in termini di scrittura quanto piuttosto attraverso la scrittura conoscere qualcosa di me. Non penso alla scrittura come qualcosa da raggiungere e da migliorare ma penso a che tipo di esperienza matura dentro di me grazie anche alla scrittura. Sicuramente per me è più importante pensare alla scrittura come custode dell’oralità perché solo così sento la parola come una cosa viva».

“A cosa serve la poesia”: libro di poesie, spettacolo con Gianluigi Gherzi ma anche seguitissimo appuntamento (ormai prossimo alla quattrocentesima puntata) sulla tua pagina social. Tre differenti tipologie di condivisione che convergono in un’unica direzione…

«Sì, per me soprattutto le puntate che scrivo e poi pubblico su FB sono un modo per tenere l’osso tra i denti e consumarlo proprio come i cani. Un modo per non mollare mai la presa sulla più intima necessità di fare e vivere la poesia».

Un testo poetico e un poeta. Quale e chi sceglieresti? Perché?

«Tutta la poesia di Pasolini per la sua capacità di coniugare con i giusti pesi, visione, rabbia, impegno e grazia letteraria. Non posso comunque non citare Pessoa, Rimbaud, Rilke, Amelia Rosselli. Tra i nostri contemporanei Mariangela Gualtieri, una poetessa immensa che più di vent’anni fa mi ha fatto capire che la poesia si può portare a teatro».